Ectoplasmi luminescenti, d’effetto virato e smaltato nei riflessi, frutto di una pittura liminare o persino sospinta oltre l’ultima soglia di un immagine possibile, sono le apparizioni collassate che Fabrizio Caboni affida alla superficie precaria della tela, come se questa fosse uno spazio esistenziale instabile, per coglierne – così svelano i soggetti del suo repertorio, con riferimento anche ad altre tecniche visuali – l’estremo brivido, l’ultimo sussulto fra eros e thanatos, fra malizie femminili alluse e consistenze antropomorfiche risucchiate. (A. Baccilieri)